partenza-montemaranoOre 5:00

La piazzetta di una piccola chiesa, di un piccolo paese; un pullman in partenza; tante persone pronte a partire; strumenti alla mano; qualche volto assonnato; l’autista spazientito.

Se voltiamo ora lo sguardo a destra ecco le case nascoste di massafra; l’ItalSider l’abbiamo superata da poco passandoci in mezzo e ognuno di noi ha pensato qualcosa.

Il cielo non pare clemente ma tutto questo non pesa..

E le pecore? Le pecore, si sa, forse non riposano mai. Avete mai visto dormire una pecora? Quelle che abbiamo scorto ora, tra i fazzoletti  di erba stenta che ad intervalli si presentano fra gli ulivi, segnano il passo e il confine nel tempo e nello spazio degli uomini. Animali quieti e fieri, qualche volta si può confondere con i sassi, egualmente ancorati al suolo. La luce del giorno ora è una conquista certa.

Mentre gli ulivi battuti dal vento annunciano o confermano le nostre molte idee sulla primavera..

Ore 09:07

Passare dall’autostrada alle provinciali significa adottare coordinate alla cui immediatezza non sempre si è preparati.

Questi son posti da funghi, sono colline sonnecchianti e le foglie non popoleranno presto le chiome. Qui fa freddo come su, nevica e sul tronco degli ontani si avvinghia la stessa edera che si può trovare nei boschi alle spalle di Torino o nei dintorni di Cuneo.

Siamo in Irpinia, qui.

san-gerardoSan gerardo è un santo di queste colline.

Gli hanno dedicato un santuario frande grande. I pellegrini sono in quantità e ci puoi vedere famiglie, anziane coppie, avventizi del culto e sacerdoti di altri luoghi. La neve circonda le cime con la leggerezza della sua presenza, facendosi largo senza insistenza.

A San Gerardo c’è un venditore di organetti, apre il bagagliaio e li propone al suo piccolo, incuriosito pubblico: parla il giusto ed elogia la qualità degli strumenti. Ma senza insistenza.

È domenica, del resto...

Montemarano esiste dunque veramente.

Ci accoglie la pioggia e lo sguardo incuriosito dei locali, attratti dal curioso sfilare del nostro grande pullman da turismo domenicale. Ecco ora siamo in una palestra azzurra, fredda ma accogliente.
Sono in corso le lezioni ai principanti perché la tarantella che si balla qui è un vocabolario da sapere per decifrare la lingua segreta di certe storie. Si formano corridoi di danzatori improvvisati, le castagnette sono trattenute a stento ma appena i musicisti cominciano esplode la danza.

Carnevale assiste dal palco guardando la sala che è tutta un muoversi. Carnevale e sua moglie, in silenzio, come impotenti di fronte alla sorte certa di un epilogo già risplendente del buio beffardo delle loro maschere.

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