Il pranzo dalla signora Sara riusciamo a descriverlo solo ora, dopo aver passeggiato, camminato, dormicchiato rielaborato. Ma  quanti eravamo a condividere il tavolo e le vivande?e il vino portato da casa, la musica e la danza? La frutta matura a fine pasto? Quanti discorsi si sono incrociati? Etica dell’ospitalità ed etica del bisogno: di dialogo, di confronto, fra generazioni e provenienze.

Con i nonni a far da nonni a tutti noi, per oggi, e i nipoti – pazienti – ad imparare qualcosa.

Il camino e il suo calore sembrano quelli di ovunque e di sempre..

E' con grande dispiacere che il Collettivo Musicale In.Con.Tra.Da. e i montemaranesi tutti annunciano la scomparsa di

CARNEVALE

Il rito di cremazione si svolgerà oggi pomeriggio, dopo la lettura del testamento.

E intanto carnevale  ha mangiato, eccome se ha mangiato! Noi pure ci siamo difesi con il nostro pranzo di montagna sostanzioso e sincero. Qui a Montemarano i festeggiamenti, per questa circostanza speciale, sono cosa lunga e complessa: si articolano per buona parte dell’inverno, un inverno padrone a decidere per tutti con voce alta e sicura. Oggi, marzo pazzerello ci ha riservato un pomeriggio di pioggia intensa ma fine: di quella che bagna. Si diceva, Carnevale: la sua sorte certa, fatta di istanti di colore saputo e sguardi complici, ha da vedersela  con il fuoco che regola gli ultimi conti col di qua e col di là, con il sopra e con il sotto. Quello stesso fuoco purifica la terra e svela la forza e i confini degli uomini d’ogni tempo.

Il ritorno in pullman è un piacere da godersi nelle sue molteplici sfumature.

Ci sono i signori anziani con gli occhi vispi e pronti a intervenire su questioni capitali lanciate sul tavolo della discussione (poco fa si parlava della convenienza o meno di aggiustare il motore "ingrippato" di un Ape), ci sono le signore che si concedono raffiche  di barzellette “spinte” e fantastici narratori di storielle a sfondo erotico patinato, spassose e struggenti ad un tempo.

Il pullman del ritorno, come la comitiva, è la stessa che è partita stamane di buon ora: eppure siamo certi che ognuno, ora, sta riordinando un poco per far spazio a una cosa nuova nuova. Un viaggio, seppur breve, è movimento e dunque vita: così ragionano i popoli, così si muovono le nostre storie...

Partire. Si parte per, si parte da.
Per tornare: tornare a, tornare per, tornare da.
Noi abbiamo vissuto in pochi giorni il viaggio di molte vite.

Il Collettivo è tale proprio perché vive di una partecipazione estesa: è animato dello spirito dei molti che è la sua forza.

E così, esperienze su esperienze, abbiamo composto il nostro libretto del ricordo per un finesettima diverso.
Le tante Puglie, cominciate di venerdi mattina con alcuni di noi intenti a far quadrare le strade di Lecce, con le discese alternative, da nord, chi col treno chi con l'auto percorrendo strade che avevano in comune un punto di convergenza e un istante nel tempo.

E poi le occasioni del ricordo, della memoria di luoghi mai incontrati con lo sguardo ma le cui radici hanno trovato spazio adeguato a smuovere terreno ed animi.

E il viaggio ai confini del noto, con l'esperienza del Carnevale a Montemarano e gli amici (ringraziamo di cuore Roberto D'Agnese, Pierfranco, Alfio Palatucci, la casa di Sara, gli/le insegnanti e i musicisti della scuola di tarantella montemaranese, il popolo di montemarano, mamma Maria per essere anche la mamma del Collettivo) e la conferma di un'ospitalità intuita nella cornice montana di un territorio così familiare.

E il sentiero di terra rossa ed ulivi, cornice di storie, documento di vita: scoprire i nomi con cui si chiama la natura fra le donne e gli uomini, scoprire o riscontrare il valore di un rivolo d'acqua piovana, assaporare ad occhi leggermente chiusi le parole sussurrate da un orizzonte certo e quieto capace di sollevare la sua voce tonante presentando il conto della sopravvivenza tanto alle greggi di pecore quanto ai fiumi ingrossati dai migranti di sempre.

E ancora il vento di Ostuni, "padrone" fra gli archi e il labirinto di strade bianche nella geometria obliqua della sua struttura o troppo fuori, o troppo dentro al tempo come la bottega di Tonino Lu marinaru, casa dei semplici, dei dotti e della memoria dove "nessuno è straniero".

Con il ritorno non facciamo che guadagnare spazio al ricordo: così è da intendersi il movimento, per non soffrire del lieve senso di abbandono che precede di poco l'atto del partire e per rendere prezioso ogni istante con la certezza della sua unicità.

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